Restuaro conservativo di due portoni d'ingresso di Palazzo Galatti

I due portoni lignei, oggetto dell'intervento, sono ubicati al numero 4 di piazza Vittorio Veneto e al numero 21 di via della Geppa. Entrambi i portoni, in legno di Rovere, sono a due ante mobili a battente, ripartite in specchiature, con telaio in legno.

Portone di piazza Vittorio Veneto:

Le ante hanno specchiature inferiori bugnate, mentre le specchiature centrali sono in vetro con grate decorative in ferro battuto. Al centro delle grate si trova uno scudo in bronzo con il simbolo della Provincia di Trieste; lo stesso simbolo è scolpito sullo scudo in pietra posto sopra all'architrave. Il sopraluce è costituito da un'anta apribile con specchiatura in vetro e decoro fitoforme in ferro battuto. Il lato del portone affacciato sulla piazza si presenta in discreto stato di conservazione, sulla finitura della superfice lignea sono evidenti gli accumuli di sporco che si sono sedimentati nel tempo, mentre nei pannelli inferiori, maggiormente esposti all'azione prolungata degli agenti atmosferici e danni antropici, gli elementi lignei sono molto danneggiati con aree consunte e deformate.

Portone di via della Geppa:

Il portone ha forme e decori in analogia con il portone di piazza Vittorio Veneto anche se meno elaborato. Le ante, che arrivano fino all'architrave, hanno specchiature inferiori bugnate, le specchiature centrali sono in vetro con grata in ferro battuto e quelle superiori in vetro. Lo stato di conservazione generale può definirsi discreto ma esternamente le pannellature inferiori sono molto rovinate e disidratata per effetto dell'esposizione prolungata agli agenti meteorici; si osservano infatti dissesti e spaccature su tutti gli elementi interni ed esterni della parte bassa.

Descrizione dell'intervento:

Asportazione dei depositi di sporco coesi, consolidamento degli elementi lignei deteriorati, asportazione dei residui di vernice sollevati, trattamento delle ossidazioni e finitura.

Dove si trova: https://www.openstreetmap.org/relation/160347

 

Luogo
Stato lavoro
In corso
Certificazione
Tipologia

Intervento di restauro conservativo sugli elmenti lapidei della fontana progettata da Carlo Scarpa

L'opera:

La fontana venne progettata nel 1962 da Carlo Scarpa nell'ambito della ristrutturazione e dell'ampliamento del civico Museo Revoltella; i lavori, iniziati nel 1967, furono poi curati negli anni Settanta dal collaboratore di Scarpa, l'architetto Franco Vattolo, e portati a termine nel 1992 dall'architetto triestino Gian Paolo Bartoli.

Stato di conservazione:

La fontana è rivestita da delle lastre di pietra calcarea locale (detta Repen), che riprendono le misure e la fugatura rossa della pavimentazione dell'atrio. La pietra estramamente compatta è di un caratteristico colore grigio ed è punteggiata da fossili di piccole dimensioni. I due getti d'acqua e il troppopieno, in acciaio, sono rivestiti, invece, da elementi in marmo rosso di Verona con finitura ruvida che si differenzia dalle lastre levigate del Repen.

Nel corso degli anni il ristagno dell'acqua ha favorito lo sviluppo di patine algali e ha agevolato il depositarsi stratificato del calcio disciolto nell'acqua. Prima dell'intervento, sulla superficie della pietra le concrezioni di calcaree sedimentate risultavano particolamente evidenti lungo il perimetro della vasca e sul fondo. Questo tipo di deposito ha dato luogo ad accumuli compatti e fortemente adesi alla superficiee e di aspetto prevalentemente levigato; in corrispondenza dei getti e dei ruscrellamenti, invece, si osservano i caratteristici depositi d'aspetto ruvido connotati da un minor grado di coesione. Infine, sul fondo della vasca, erano presenti delle evidenti impronte di colore rosso lasciate da centesimi placcati in rame.

Descrizione dell'intervento:

Nella prima fase dell'intervento sono state asportate manualmente le concrezioni di calcare, utilizzando bisturi chirurgici con lame arrotondate e spazzole di nylon. Questa operazione era stata già parzialmente eseguita cinque anni fa ma è stato necessario ripeterla a causa della durezza dell'acqua e dell'assenza, in passato, di un impianto idrauilico adeguato. Sulle concrezioni di maggiore spessore si è utilizzata attrezzatura elettromeccanica come minifrese e vibroincisori, al fine di asportare in modo controllato le incrostazioni più tenaci. Sui residui di calcare in forma di patine e aloni bianchi sono state fatte delle rifiniture con resine a scambio ionico, quali la resina cationica debole.  

Dove si trova: https://www.openstreetmap.org/node/3633923019

 

 

Committente
Luogo
Stato lavoro
Conclusi
Certificazione
Tipologia
Anno
2025

Intervento di restauro conservativo del busto in pietra calcarea di Attilio Hortis, realizzato dallo scultore triestino Giovanni Meyer nel 1927.

L'opera:

Il monumento è composto da un basamento a pianta quadrata sul quale si alza un piedistallo a tronco di piramide alto un metro e mezzo, realizzato in pietra calcarea d'Aurisina; su questa base poggia il busto, in marmo di Carrara, del biblotecario Attilio Hortis, realizzato dallo scultore triestino Giovanni Meyer e collocato al centro della piazza nel 1927, a un anno dalla scomparsa di Hortis. 

Stato di conservazione:

La parte scolpita in marmo di Carrara presentava alcune lacune, oltre alla evidente mancanza di una parte del naso, causata presumibilmente da un atto vandalico. Su tutta la superfice era presente una spessa patina biologica, costituita principalmente da licheni, che hanno contribuito ad accellarare il processo di disgregazione della superficie. Sulla testa della scultura, e, in misura minore, lungo tutto il monumento vi erano evidenti segni causati dal ruscelamento dell'acqua piovana e dall'accumulo di guano. Le lettere in lega metallica che compongono l'iscrizione erano in discrete condizioni.

Descrizione dell'intervento:

Prima di tutto sono state asportale le colonie di organismi biodeteriogeni, utilizzando, considerata l'ubicazione del monumento, un biocida biocompatibile e biodegradabile a base di estratti naturali, composto da una miscela di oli essenziali. Dopo aver asportato la patina biologica si è provveduto al consolidamento del materiale lapideo disgregato - in particolare in corrispondenza del busto in marmo di Carrara - con nanoparticelle di idrossido di calce e il risarcimento delle lacune con malta a legante idraulico.

Gli elementi in lega metallici sono stati inizialmente depolverati con mezzi meccanici; in seguito si è effettuata una tamponatura con una soluzione di tensioattivo per eliminare i depositi più coerenti adesi alla superficie, agendo aventualmente anche con spazzolini, matite a fibra di vetro e bisturi. 

Il busto restaurato è stato svelato al pubblico il 23 febbraio 2026, in occasione della rassegna di eventi dedicati ai cent'anni dalla morte di Attilio Hortis.

Dove si trova: https://www.openstreetmap.org/node/7183903573

Committente
Luogo
Stato lavoro
Conclusi
Certificazione
Tipologia

Rifacimento dell’edificio su Via Matteo Renato Imbriani riprendendo la facciata originale di piazza San Giovanni 6

Siamo partiti facendo dei calchi, utilizzando la gomma siliconica, sui bugnati originali della facciata che da su Piazza San Giovanni; da questi calchi abbiamo poi creato un prototipo, leggermente più lungo e da questo abbiamo realizzato degli stampi in Malta fibrorinforzata alleggerita con dei pallini di EPS. Anche i capitelli centrali sono stati realizzati in EPS.

L’installazione dei bugnati infine viene fatta utilizzando dei perni in acciaio inox (due in media, per i pezzi più pesanti tre) inseriti nel muro. Oltre ai perni per fissare i bugnati viene utilizzato anche un composto chimico e una specifica colla da cappotto.

Dove si trova: https://www.openstreetmap.org/node/3633946572

Committente
Luogo
Stato lavoro
Conclusi
Certificazione
Anno
2024 2025

Riqualificazione funzionale dell'edificio F1

Direzione Lavori: ing. Denis Zadnik

Direzione Tecnica: Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia

L'edificio in oggetto fa parte del complesso ex OPP di Trieste. Tale parco situato a nord-est del centro della città di Trieste, vede al suo interno un numero considerevole di Padiglioni in origine destinati alle cure dei malati psichici; il padiglione in oggetto, identificato con la sigla "F1", era in origine destinato al ricovero dei pazienti maschi "tranqulli".

L'edificio si presentava nel complesso in uno stato degradato ma nonostante ciò conservava le sue caratteristiche compositive e architettoniche originali. In corrispondenza del coronamento dell'aggetto centrale della facciata principale, sono collocate metope a bassorilievo con decorazioni geometriche floreali realizzate a frsco. Decorazioni floreali a fresco sono visibili sulle modanature di raccordo della linda e in corrispondenza delle porzioni di intonaco originale venute localmente alla luce.

Dove si trova: https://www.openstreetmap.org/way/36399613

Luogo
Stato lavoro
Conclusi
Certificazione
Impresa appaltatrice
Anno
2024