Intervento di restauro conservativo sugli elmenti lapidei della fontana progettata da Carlo Scarpa
L'opera:
La fontana venne progettata nel 1962 da Carlo Scarpa nell'ambito della ristrutturazione e dell'ampliamento del civico Museo Revoltella; i lavori, iniziati nel 1967, furono poi curati negli anni Settanta dal collaboratore di Scarpa, l'architetto Franco Vattolo, e portati a termine nel 1992 dall'architetto triestino Gian Paolo Bartoli.
Stato di conservazione:
La fontana è rivestita da delle lastre di pietra calcarea locale (detta Repen), che riprendono le misure e la fugatura rossa della pavimentazione dell'atrio. La pietra estramamente compatta è di un caratteristico colore grigio ed è punteggiata da fossili di piccole dimensioni. I due getti d'acqua e il troppopieno, in acciaio, sono rivestiti, invece, da elementi in marmo rosso di Verona con finitura ruvida che si differenzia dalle lastre levigate del Repen.
Nel corso degli anni il ristagno dell'acqua ha favorito lo sviluppo di patine algali e ha agevolato il depositarsi stratificato del calcio disciolto nell'acqua. Prima dell'intervento, sulla superficie della pietra le concrezioni di calcaree sedimentate risultavano particolamente evidenti lungo il perimetro della vasca e sul fondo. Questo tipo di deposito ha dato luogo ad accumuli compatti e fortemente adesi alla superficiee e di aspetto prevalentemente levigato; in corrispondenza dei getti e dei ruscrellamenti, invece, si osservano i caratteristici depositi d'aspetto ruvido connotati da un minor grado di coesione. Infine, sul fondo della vasca, erano presenti delle evidenti impronte di colore rosso lasciate da centesimi placcati in rame.
Descrizione dell'intervento:
Nella prima fase dell'intervento sono state asportate manualmente le concrezioni di calcare, utilizzando bisturi chirurgici con lame arrotondate e spazzole di nylon. Questa operazione era stata già parzialmente eseguita cinque anni fa ma è stato necessario ripeterla a causa della durezza dell'acqua e dell'assenza, in passato, di un impianto idrauilico adeguato. Sulle concrezioni di maggiore spessore si è utilizzata attrezzatura elettromeccanica come minifrese e vibroincisori, al fine di asportare in modo controllato le incrostazioni più tenaci. Sui residui di calcare in forma di patine e aloni bianchi sono state fatte delle rifiniture con resine a scambio ionico, quali la resina cationica debole.
Dove si trova: https://www.openstreetmap.org/node/3633923019
