Restauro dei lacerti d'affresco quattrocenteschi presenti sulle pareti e sui sottarchi del Duomo di Muggia

L'edificio:

Il Duomo, edificato nel 1264 e dedicato ai Santi Patroni Giovanni e Paolo, sorge sui resti di una chiesa a tre absidi del XII secolo. I sottarchi sono decorati da affreschi risalenti alla metà del Quattrocento quando, tra il 1444 e il 1467, la chiesa venne comletamente rinnovata. Essi sono affrescati impiegando due distinti moduli decorativi, riproposti in alternanza: una fascia con motivi cosmateschi, nei torni verde e rosso, e un decoro con doppio fascione, rosso e giallo ocra. Coevi, e parte del medesimo ciclo pittorico, sono i brani d'affresco presenti su un pennacchio della navata centrale, con il delicato busto di una Santa, identificata come Santa Barbara che tiene in mano la torre. 

Gli affreschi furono in passato ricoperti da nuovi intonaci. Si presume che i dipinti siano stati riportati alla luce nel corso dei lavori di restauro degli anni Trenta. In quell'occasione vennero consolidate le porzioni riemerse, che furono trattate pittoricamente e reintegrate (nelle porzioni mancanti) da rifacimenti con colori alla calce tenuti intenzionalmente sottotono. I ritocchi a tempera realizzati sulle lacune sarebbero invece posteriori.

Il precario stati di conservazione dei manufatti, causato da un processo di solfatazione in atto e dalla scarsa adesione degli intonaci al supporto murario, risulta ulteriormente aggravato dalla presenza di sostanza filmogene, applicate in superficie nel corso di precedenti interventi di restauro, che compromettono la stabilità della pellicola pittorica e dell'intonachino sottostante. Le riprese pittoriche e i rifacimenti arbitrari effettuati in passato, oltre a pregiudicare l'integrità delle opere, interferiscono con la lettura dei brani pittorici originali. 

L'intervento:

L'intervento prevede la messa in luce dei dipinti murali e delle finiture di pregio, preconsolidamento, pulitura, trattamento biocida, consolidamento e integrazione delle mancanze.

Dove si trova: https://www.openstreetmap.org/way/36684621

Luogo
Stato lavoro
In corso
Certificazione
Tipologia

Restauro di dipinti su tela e dipinti su tavola conservati presso il Museo del Mare di Trieste

Ritratto del Principe Egon di Hohenlohe, olio su tela, firmato Eugenio Scomparini, (1845 - 1913), realizzato su telaio rettangolare e inserito nell'ovale di una cornice dorata a foglia d'oro. Sono stati asportati i depositi superficiali di sporco e si è provveduto al consolidamento delle lacune e delle parti staccate o in fase di distacco. Si è provveduto infine al ristabilimento di adesione e coesione della pellicola pittorica. 

Piroscafo a tre alberi Elektra, olio su tela, non firmato. La tela, oltre a crepe e pieghe verticali, presentava un notevole ingiallimento causato dall'alterazione della vernice protettitiva, sulla quale vi si era inoltre sedimentata della polvere e del nero fumo. Le superficie sono state pulite e si è provveduto alla consolidazione della preparazione e della pellicola pittorica. Si è provveduto inoltre al risarcimento delle lacune e al restauro pittorico.

Piroscafo Dubrovnik, olio su tela, firmato Trust. Il dipinto si presentava in precarie condizioni di conservazione: il film pittorico era alterato da imbiancanti e da depositi di sporco, ed erano presenti evidenti ingialimenti localizzati causati da un assorbimento disomogeno della vernice applicata nel corso di un restauro precedente. I depositi superficiali di sporco sono stati asportati e gli accumuli di vernice ingiallita sono stati assotigliati o rimossi prediligendo un'azione graduale e selettiva. Si è provveduto, infine, al risarcimento delle lacune. 

Marina con transatlantico all'ormeggio, olio su tela, firmato A. Quaiatti, 1930. Il dipinto di dimensioni notevoli (900x1200mm) si presentava in precarie condizioni di conservazione, con la tela staccata dal telaio e uno squarcio di 29 centrimenti a destra, nella metà inferiore. Con l'intervento di restauro si è provveduto alla ricomposizione dello squarcio e al recupero delle deformazioni mediante la sistemazione del telaio

Gruppo di tre grandi pannelli a tempera su supporto ligneo, realizzati dal pittore Umberto Noni come decorazione della sala lettura del transatlantico Conte Grande, costruito a Trieste ed entrato in servizio per il Lloyd Sabaudo nel 1928. La prima tavola, Fernao de Magalhaes, rappresenta una della caracche della spedizione di Ferninando Magelllano intorno al globo; la seconda tavola, dedicata a Cristoforo Colombo, rappresenta una delle caravelle della spedizione di Colombo. L'ultimo pannello è formato da due tavole che, unite, rappresentano un planisfero con le rotte oceaniche degli esploratori Marco Polo, Magellano, Colombo, Vasco Da Gama e Amerigo Vespucci accompagnati da degli stemmi e nomi di altri esploratori con relative date di nascita e morte. Si è provveduto alla stabilizzazione dei dipinti intervenendo con adesivo acrilico o di natura cellulosica sui difetti di adesione e della pellico pittorica. Si è fatta, infine, una leggera pulitura della superficie, asportando per lo più meccanicamente. 

Dove si trovano: https://www.openstreetmap.org/node/11998873890

 

Committente
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Stato lavoro
Conclusi
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Tipologia

Restuaro conservativo di due portoni d'ingresso di Palazzo Galatti

I due portoni lignei, oggetto dell'intervento, sono ubicati al numero 4 di piazza Vittorio Veneto e al numero 21 di via della Geppa. Entrambi i portoni, in legno di Rovere, sono a due ante mobili a battente, ripartite in specchiature, con telaio in legno.

Portone di piazza Vittorio Veneto:

Le ante hanno specchiature inferiori bugnate, mentre le specchiature centrali sono in vetro con grate decorative in ferro battuto. Al centro delle grate si trova uno scudo in bronzo con il simbolo della Provincia di Trieste; lo stesso simbolo è scolpito sullo scudo in pietra posto sopra all'architrave. Il sopraluce è costituito da un'anta apribile con specchiatura in vetro e decoro fitoforme in ferro battuto. Il lato del portone affacciato sulla piazza si presenta in discreto stato di conservazione, sulla finitura della superfice lignea sono evidenti gli accumuli di sporco che si sono sedimentati nel tempo, mentre nei pannelli inferiori, maggiormente esposti all'azione prolungata degli agenti atmosferici e danni antropici, gli elementi lignei sono molto danneggiati con aree consunte e deformate.

Portone di via della Geppa:

Il portone ha forme e decori in analogia con il portone di piazza Vittorio Veneto anche se meno elaborato. Le ante, che arrivano fino all'architrave, hanno specchiature inferiori bugnate, le specchiature centrali sono in vetro con grata in ferro battuto e quelle superiori in vetro. Lo stato di conservazione generale può definirsi discreto ma esternamente le pannellature inferiori sono molto rovinate e disidratata per effetto dell'esposizione prolungata agli agenti meteorici; si osservano infatti dissesti e spaccature su tutti gli elementi interni ed esterni della parte bassa.

Descrizione dell'intervento:

Asportazione dei depositi di sporco coesi, consolidamento degli elementi lignei deteriorati, asportazione dei residui di vernice sollevati, trattamento delle ossidazioni e finitura.

Dove si trova: https://www.openstreetmap.org/relation/160347

 

Luogo
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In corso
Certificazione
Tipologia

Intervento di restauro conservativo del busto in pietra calcarea di Attilio Hortis, realizzato dallo scultore triestino Giovanni Meyer nel 1927.

L'opera:

Il monumento è composto da un basamento a pianta quadrata sul quale si alza un piedistallo a tronco di piramide alto un metro e mezzo, realizzato in pietra calcarea d'Aurisina; su questa base poggia il busto, in marmo di Carrara, del biblotecario Attilio Hortis, realizzato dallo scultore triestino Giovanni Meyer e collocato al centro della piazza nel 1927, a un anno dalla scomparsa di Hortis. 

Stato di conservazione:

La parte scolpita in marmo di Carrara presentava alcune lacune, oltre alla evidente mancanza di una parte del naso, causata presumibilmente da un atto vandalico. Su tutta la superfice era presente una spessa patina biologica, costituita principalmente da licheni, che hanno contribuito ad accellarare il processo di disgregazione della superficie. Sulla testa della scultura, e, in misura minore, lungo tutto il monumento vi erano evidenti segni causati dal ruscelamento dell'acqua piovana e dall'accumulo di guano. Le lettere in lega metallica che compongono l'iscrizione erano in discrete condizioni.

Descrizione dell'intervento:

Prima di tutto sono state asportale le colonie di organismi biodeteriogeni, utilizzando, considerata l'ubicazione del monumento, un biocida biocompatibile e biodegradabile a base di estratti naturali, composto da una miscela di oli essenziali. Dopo aver asportato la patina biologica si è provveduto al consolidamento del materiale lapideo disgregato - in particolare in corrispondenza del busto in marmo di Carrara - con nanoparticelle di idrossido di calce e il risarcimento delle lacune con malta a legante idraulico.

Gli elementi in lega metallici sono stati inizialmente depolverati con mezzi meccanici; in seguito si è effettuata una tamponatura con una soluzione di tensioattivo per eliminare i depositi più coerenti adesi alla superficie, agendo aventualmente anche con spazzolini, matite a fibra di vetro e bisturi. 

Il busto restaurato è stato svelato al pubblico il 23 febbraio 2026, in occasione della rassegna di eventi dedicati ai cent'anni dalla morte di Attilio Hortis.

Dove si trova: https://www.openstreetmap.org/node/7183903573

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Stato lavoro
Conclusi
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